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Transizione 5.0: credito confermato all’89,77%, ma da usare entro il 2026

Per le imprese con pratiche tecnicamente ammissibili arriva il via libera del GSE. Separato il contributo per fotovoltaico, accumuli e certificazioni


La conversione in legge del Decreto fiscale conferma le novità per le imprese rimaste inizialmente escluse dalla piena copertura del credito d’imposta Transizione 5.0. Si tratta delle aziende che avevano presentato progetti tecnicamente ammissibili, ma che erano rimaste coinvolte nell’esaurimento delle risorse disponibili.

Per queste imprese, il credito d’imposta viene riconosciuto nella misura dell’ 89,77% dell’importo originariamente spettante , con riferimento agli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0 e alle spese di formazione del personale. Il MIMIT ha chiarito che le ricevute di conferma sono rese disponibili dal GSE sulla piattaforma Transizione 5.0, con comunicazione anche tramite PEC ed e-mail indicate dall’impresa.

La misura riguarda, in particolare, le imprese che hanno ricevuto dal GSE la comunicazione di conformità tecnica del proprio investimento e che hanno presentato la comunicazione di completamento secondo le regole del Piano Transizione 5.0. Il credito è riconosciuto entro il limite complessivo di 1.302,3 milioni di euro. Utilizzo solo in F24 entro il 31 dicembre 2026

Il punto più importante per le imprese riguarda la scadenza. Il credito d’imposta riconosciuto dal GSE può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24 e soltanto entro il 31 dicembre 2026 .

Per l’utilizzo dovrà essere indicato il codice tributo 7079 , istituito dall’Agenzia delle Entrate per il credito d’imposta collegato all’articolo 8 del DL 38/2026.

Questo significa che le imprese beneficiarie devono verificare con attenzione la propria capacità di compensazione fiscale da qui alla fine dell’anno. Il credito, infatti, non potrà essere trascinato agli anni successivi. Fotovoltaico, accumuli e certificazioni: percorso separato

Diverso è il trattamento previsto per le spese relative a impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e certificazioni. Queste voci non rientrano nel credito d’imposta già confermato dal GSE, ma saranno gestite attraverso un contributo autonomo.

La nuova impostazione distingue quindi due canali:
– il credito d’imposta all’89,77% , già confermato dal GSE e utilizzabile in F24 entro il 2026;
– un contributo separato per impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, certificazioni contabili, certificazioni energetiche e DNSH.

Per questo secondo contributo sono previste risorse distribuite sul triennio 2026-2028: 57,7 milioni di euro per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028 . L’erogazione sarà gestita dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base delle informazioni trasmesse dal GSE e secondo modalità che dovranno essere definite con un successivo decreto attuativo.

Per le imprese interessate non sono previsti, al momento, nuovi adempimenti documentali rispetto alle comunicazioni già trasmesse. Restano però fondamentali gli obblighi di conservazione della documentazione e di comunicazione al GSE di eventuali variazioni societarie, modifiche rilevanti o vicende relative ai beni agevolati.

La priorità, quindi, è duplice: da un lato verificare l’importo effettivamente riconosciuto nella ricevuta GSE, dall’altro programmare con il proprio consulente fiscale l’utilizzo del credito entro la fine del 2026.

Confartigianato Imprese Arezzo è a disposizione delle aziende per verificare la posizione, leggere correttamente la comunicazione GSE e valutare la migliore gestione fiscale del credito riconosciuto.

Per maggiori informazioni: Tel. 05753141 | credito@artigianiarezzo.it



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