Giornata dell’Economia 2026
Le imprese aretine si misurano con nuove sfide economiche: decisivi innovazione, competitività e valorizzazione delle competenze per sostenere lo sviluppo del territorio.
La Giornata dell’Economia organizzata, nella Sala della Borsa Merci, dalla Camera di Commercio di Arezzo-Siena ha rappresentato l’occasione per fare il punto sull’andamento congiunturale, le dinamiche strutturali e le prospettive future dell’economia provinciale.
Dopo l’intervento del Vicepresidente Francesco Butali, il Segretario generale facente funzioni, Mario Del Secco, ha delineato gli indicatori chiave e le direttrici di sviluppo del territorio. Successivamente è intervenuta Cinzia Buccianti, docente di Demografia presso l’Università degli Studi di Siena, presentando un’analisi sull’impatto delle dinamiche demografiche nel tessuto sociale ed economico locale, incentrata sul tema dello scivolamento dalla rarefazione demografica alla città abitata.
Dai dati presentati nel corso della mattinata è emerso chiaramente come il panorama economico complessivo risenta ancora degli shock geopolitici derivanti dalla Guerra d’Iran, che ha causato un’impennata del prezzo del petrolio e un generale rallentamento del commercio globale. In questo quadro l’economia italiana ha subito una battuta d’arresto a causa della dipendenza energetica, mostrando una crescita del PIL ridimensionata allo 0,5% e un’inflazione al 3%.
In questo scenario, l’economia della provincia di Arezzo mantiene una posizione di assoluto rilievo, soprattutto grazie al motore delle sue esportazioni che fanno da scudo anche ai settori manifatturieri in fase di assestamento. Il 2025 è stato un anno da record assoluto per il commercio estero aretino, che ha superato la soglia storica dei 18,5 miliardi di euro con una crescita del 19,3% rispetto all’anno precedente. Questa performance eccezionale è stata trainata dal boom dei metalli preziosi e dei lingotti d’oro grezzo, scelti come bene rifugio per eccellenza a causa delle forti tensioni geopolitiche internazionali, con un balzo del 127,6% pari a circa 6 miliardi di euro in più. L’export di Arezzo in questo specifico segmento rappresenta oggi ben i tre quarti dell’intero totale italiano.
Di contro, l‘oreficeria e la gioielleria tradizionali hanno sofferto una contrazione significativa del 40,9%, perdendo circa 3,1 miliardi di euro. Questa tendenza si è ulteriormente accentuata nel primo trimestre del 2026, che ha registrato un balzo delle esportazioni complessive del 92,2%, guidato quasi esclusivamente dal comparto dei metalli preziosi (cresciuto del 237,7%), mentre l’oreficeria ha dimezzato il proprio valore con un calo del 49,4% a causa del forte blocco di mercati strategici come quello turco ed emiratino. L’incredibile peso di Arezzo si riflette chiaramente anche sui bilanci geografici più ampi: nel 2025 la provincia ha inciso per oltre il 24% sull’export della Toscana e per quasi il 3% su quello nazionale, posizionandosi come seconda provincia della regione subito dopo Firenze, per poi salire nei primi tre mesi del 2026 a oltre il 34% del totale regionale.
Dal punto di vista strutturale, il territorio presenta una profonda dualità tra il comparto della raffinazione dei metalli preziosi e dell’urban mining (il recupero di materie prime dai rifiuti tecnologici), che è all’avanguardia ed ecologicamente strategico ma limitato a poche aziende e circa seicento dipendenti, e il settore della gioielleria, che rappresenta invece il principale nucleo occupazionale con oltre mille imprese e più di ottomila addetti. Proprio per questa sua diffusione capillare, la contrazione della gioielleria tradizionale desta preoccupazione per i potenziali impatti immediati sui livelli occupazionali e sulla tenuta sociale del territorio.
I dati consolidati del 2025 mostrano un mercato del lavoro con indicatori apparentemente solidi, ma che nascondono crescenti segnali di incertezza e frizioni interne. Il tasso di occupazione della provincia si attesta al 70,7%, in crescita di 0,4 punti percentuali nell’ultimo anno e superiore sia al dato toscano che a quello nazionale. Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende sensibilmente al 2,9%. Tuttavia, la diminuzione dei disoccupati è andata in buona parte a incrementare il numero degli inattivi, il cui tasso è salito al 27,2%, evidenziando un fenomeno di scoraggiamento che spinge le persone a uscire dal circuito di ricerca. Permangono inoltre divari significativi, con la disoccupazione femminile al 4,2% a fronte dell’1,9% di quella maschile, e quella giovanile under 35 che si attesta al 5,1%.
Sul fronte aziendale, l’indagine Excelsior evidenzia che la quota di assunzioni considerate di difficile reperimento è salita in cinque anni dal 32% al 54%, un livello nettamente superiore alla media nazionale del 47%, causato in parte dalle dinamiche demografiche. Le figure più richieste riguardano la ristorazione, gli addetti alle vendite e il personale non qualificato in agricoltura e nelle pulizie, dove la difficoltà di reperimento tocca picchi del 65%.
Le stime fornite da Prometeia per l’economia locale confermano questo scenario di transizione, mostrando come dopo un 2025 positivo guidato dall’industria, le previsioni per il 2026 stimino un deciso rallentamento con una crescita del valore aggiunto provinciale quasi azzerata. Il territorio risente della brusca frenata industriale e della persistente crisi di agricoltura e costruzioni, mentre i servizi restano il motore principale generando quasi il 60% della ricchezza complessiva. Anche il mercato del lavoro locale mostra segnali di incertezza per il 2026, con una riduzione delle ore effettivamente lavorate e una lieve crescita degli occupati totali che suggerisce un’espansione del lavoro precario e a tempo determinato. Infine, sul fronte delle famiglie, sebbene si proietti un incremento nominale di redditi e consumi per il 2026, il reale potere d’acquisto rischia di essere fortemente eroso dall’inflazione provinciale, che a maggio del 2026 ha subito un’accelerazione fino al 3,5% a causa dei rincari petroliferi, imponendo la massima vigilanza sulla stabilità economica del territorio.
Strettamente connessi alle dinamiche economiche appena descritte si collocano i risultati dell’analisi demografica della professoressa Buccianti. Il suo intervento ha messo in luce come Arezzo, assieme alle altre province del sud della Toscana, non stia affrontando un crollo della popolazione improvviso, bensì un arretramento lento e progressivo definito come rarefazione demografica.
Il calo della fecondità e il parallelo invecchiamento dei baby-boomers stanno progressivamente restringendo la base della piramide delle età, riducendo a lungo termine la forza lavoro disponibile e aumentando la pressione sul sistema previdenziale e socio-sanitario. I flussi migratori non riescono più a compensare stabilmente questa denatalità, determinando un indebolimento diffuso del ricambio generazionale che accentua le disuguaglianze territoriali, costringendo i piccoli comuni periferici allo spopolamento e alla perdita di servizi essenziali.
A questa fragilità strutturale si sommano gli effetti dello scivolamento verso una nuova dimensione urbana, in cui l’impatto del turismo incide profondamente sull’abitare. Se da un lato il settore turistico genera investimenti, dall’altro crea forti tensioni sociali nei centri storici ad alta vocazione. La massiccia diffusione degli affitti brevi rischia infatti di trasformare le case da beni d’uso a beni di rendita, riducendo drasticamente l’offerta abitativa per i residenti permanenti, innalzandone i costi e modificando inevitabilmente il commercio di prossimità.
Il messaggio centrale dell’indagine della professoressa Buccianti si inserisce così nel cuore del Rapporto Economico 2026: un territorio può restare economicamente e socialmente vivo soltanto se riesce a garantire l’abitabilità quotidiana per la sua comunità residente. La vera sfida per il futuro, per i comuni della nostra provincia e più in generale per quelli toscani, consisterà nel rintracciare un equilibrio sostenibile tra l’attrazione dei flussi di visitatori, l’offerta di servizi essenziali e la tutela profonda del patrimonio sociale ed economico locale.


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