Il verde è un’eccellenza da coltivare: il futuro delle nostre città nasce dalla formazione
Confartigianato Imprese del Verde propone un percorso triennale specialistico e un Istituto Tecnico Nazionale per formare i professionisti di domani
Tra meno di una settimana molti studenti torneranno sui banchi di scuola. Per alcuni sarà l’inizio di un nuovo percorso di crescita, per altri l’ultimo passo prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. Ed è proprio in questo momento che diventa necessario interrogarsi su una domanda fondamentale: stiamo formando i professionisti di cui l’Italia avrà realmente bisogno nei prossimi decenni?
Per il settore del verde ornamentale e della gestione del paesaggio, la risposta è ancora insufficiente. Le imprese del comparto si trovano sempre più spesso ad affrontare una difficoltà concreta: la ricerca di personale qualificato.
«Ogni giorno – sottolinea Saimo Iebba, Presidente provinciale di Confartigianato Imprese del Verde – ci confrontiamo con aziende che cercano figure professionali preparate e fanno fatica a trovarle. Non manca necessariamente la volontà di lavorare, ma manca soprattutto una formazione specifica, strutturata e aggiornata, capace di preparare giovani tecnici a una professione che oggi è diventata estremamente complessa».
Per troppo tempo, infatti, il mestiere del giardiniere è stato raccontato come un’attività semplice, da apprendere quasi esclusivamente attraverso l’esperienza sul campo. Una rappresentazione che non corrisponde più alla realtà.
Oggi il professionista del verde è una figura altamente specializzata, chiamata a prendere decisioni che incidono direttamente sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo, sulla sicurezza delle persone, sulla salute delle piante e sulla capacità delle città di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
«Non basta piantare un albero – afferma Iebba – bisogna sapere quale specie scegliere, dove collocarla, come gestirla nel tempo, come proteggerla dalle nuove fitopatie e come garantire che possa vivere e svolgere la propria funzione per decenni. Dietro ogni intervento c’è un patrimonio di competenze che va dalla botanica all’arboricoltura, dall’agronomia all’ecologia, dalla fisiologia vegetale alla progettazione del paesaggio, fino alla gestione delle risorse idriche, alla sicurezza e all’utilizzo delle nuove tecnologie».
Il verde urbano, dunque, non può più essere considerato soltanto un elemento decorativo. È una vera e propria infrastruttura essenziale per le città: contribuisce al comfort climatico, alla qualità dell’aria, alla tutela della biodiversità e alla capacità dei territori di adattarsi a fenomeni sempre più frequenti, come ondate di calore, lunghi periodi di siccità ed eventi meteorologici intensi.
«Se davvero consideriamo la lotta al cambiamento climatico una priorità – prosegue il Presidente provinciale di Confartigianato Imprese del Verde – dobbiamo comprendere che questa sfida passa anche dalla qualità della progettazione, della realizzazione e della manutenzione del verde pubblico e privato. Le città del futuro avranno bisogno di alberi sani, parchi resilienti, suoli permeabili e spazi verdi progettati e gestiti da professionisti con competenze scientifiche e tecniche adeguate».
Da qui la necessità di investire con maggiore decisione nella formazione e di costruire percorsi di studio capaci di rispondere alle esigenze reali del mercato del lavoro. Servono indirizzi scolastici dedicati, programmi didattici aggiornati, laboratori, esperienze pratiche nelle imprese e un collegamento forte e continuo tra scuola e mondo produttivo. «Dobbiamo offrire ai giovani una prospettiva concreta – evidenzia Iebba – trasformando la passione per la natura in una professione qualificata, riconosciuta e richiesta dalle imprese».
La proposta lanciata da Confartigianato Imprese del Verde va oltre la semplice richiesta di potenziare l’offerta formativa esistente. «Perché non pensare – propone Iebba – alla realizzazione di un triennio altamente specializzato nelle professioni del verde, strettamente collegato a un istituto agrario? E perché non immaginare, in prospettiva, la nascita di un vero e proprio Istituto Tecnico Nazionale per le Professioni del Verde».
«La mia non vuole essere soltanto una provocazione – aggiunge Iebba– ma una proposta concreta che merita di essere presa seriamente in considerazione. Abbiamo bisogno di costruire una filiera formativa moderna, capace di mettere in relazione scuola, università, istituzioni e imprese. Le aziende sono pronte a fare la loro parte, investendo nella formazione continua, nell’innovazione e nell’accoglienza dei giovani, ma non possono essere lasciate sole».
Il tema, sottolinea Confartigianato Imprese del Verde, riguarda non soltanto le esigenze occupazionali delle imprese, ma la preparazione delle competenze necessarie per affrontare una delle grandi sfide del nostro tempo.
«Affidare la progettazione e la gestione del patrimonio verde a personale non adeguatamente formato significa mettere a rischio un patrimonio che richiede decenni per essere costruito e che può essere compromesso da pochi errori – conclude Saimo Iebba –. Ogni euro investito nella formazione dei professionisti del verde è un investimento nella qualità della vita dei cittadini, nella tutela dell’ambiente e nella competitività delle imprese italiane».
Il futuro dell’Italia e del nostro territorio, quindi, non passa soltanto attraverso l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale. Passa anche da un albero piantato nel posto giusto, curato e gestito dalle mani e dalle competenze di chi ha studiato per farlo vivere.
«È arrivato il momento – conclude Iebba – che il nostro Paese inizi finalmente a riconoscere il verde per ciò che realmente è: un’eccellenza da coltivare, una risorsa strategica per il futuro delle nostre città e una grande opportunità professionale per le nuove generazioni».


Associati
