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Transizione 5.0: imprese aretine ancora col fiato sospeso

Il presidente Baldi: “Chiediamo la salvaguardia delle aziende che hanno investito sul futuro economico e produttivo del territorio”


Confartigianato torna ad occuparsi delle risorse del Piano Transizione 5.0 alla luce della scadenza dei termini per l’invio delle domande di accesso al credito d’imposta. La transizione sostenibile doveva rappresentare un’opportunità concreta per le imprese, per molte aziende del territorio aretino, invece, il Piano Transizione 5.0 rischia oggi di trasformarsi in un grave elemento di incertezza e penalizzazione economica.

Sono 27 le aziende della provincia di Arezzo, seguite da Confartigianato, che hanno effettuato investimenti importanti in nuovi macchinari confidando nella misura 5.0, che prevede un credito d’imposta fino al 45%, rispetto al 20% previsto dal precedente Piano 4.0. Scelte industriali compiute con responsabilità, puntando su innovazione, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Confartigianato chiede con forza che gli investimenti effettuati restino all’interno del perimetro della Transizione 5.0, così come previsto dagli impegni europei, e che il Governo intervenga rapidamente per ristabilire fiducia, equità e coerenza nelle politiche industriali.

“Le nostre imprese hanno fatto ciò che l’Europa e il Paese chiedevano – dichiara il presidente di Confartigianato Imprese Arezzo Maurizio Baldi cioè investire nella sostenibilità e nell’innovazione. Hanno acquistato macchinari, spesso con grandi sacrifici, proprio perché il Piano Transizione 5.0 rappresentava uno strumento più adeguato e coerente con gli obiettivi europei. Oggi, però, si trovano davanti ad una grande incertezza dovuta ad un sistema che si è inceppato a causa della chiusura anticipata del piano e facendo venire meno le coperture promesse”.

Infatti il 7 novembre scorso, e senza preavviso alcuno, 3,8 mld di fondi sono stati decurtati per una dotazione pari a 2,75 miliardi contro i 6.3 miliardi di dotazione iniziale.

A partire dal 27 novembre, il portale GSE su cui si caricano le domande 5.0, non accetta più nuove richieste. Le pratiche 5.0 caricate tra il 5 novembre e il 27 novembre sono state poste in stato “tecnicamente ammissibile” e presumibilmente questa dicitura potrebbe indicare che le stesse sono senza copertura finanziaria. Questa fattispecie è sconosciuta in quanto non presente nel manuale rilasciato dal GSE, rendendo impossibile alle imprese, ancora oggi, finalizzare l’inserimento delle pratiche, che risultano “incomplete” nonostante siano formalmente ammissibili (il portale GSE stesso le dichiara tali). Un’apparente modifica tecnica al portale che in pratica impedisce il completamento delle domande presentate nei termini regolari, ovvero entro la scadenza del 27 novembre, con il conseguente rischio di decadenza dei termini per il completamento formale delle stesse posto al 28 febbraio 2026.

“Oggi il portale risulta aperto ma le pratiche caricate tra il 5 novembre ed il 27 novembre restano bloccate – prosegue Baldi con il rischio concreto che chi ha scelto di usufruire del Piano Transizione 5.0 rimanga senza “salvagente”. La soluzione che parrebbe essere proposta dal Governo, è che si richieda di confluire nel Piano Transizione 4.0 per gli investimenti 2025. Questo è inaccettabile, perché chi aveva già rinunciato alla 4.0 tecnicamente non può più accedervi per espresso divieto contenuto nel DL 175 prossimo di conversione in legge. Sarebbe una beffa oltre al danno!”

Secondo Confartigianato, l’assetto normativo-istituzionale modificato dal 22 novembre e le risorse stanziate non garantiscono un’adeguata copertura agli investimenti già effettuati e presenta profili di incertezza applicativa. Soprattutto gli investimenti rimasti esclusi per via della rimodulazione dello stanziamento originario. Manca completamente una “soluzione ponte” o una qualsivoglia forma accettabile di compensazione per le aziende e che consenta loro la salvaguardia degli investimenti effettuati attraverso nuovi strumenti, come ad esempio il superammortamento 2026.

“In un contesto già segnato da fattori esterni pesantissimi – conclude il presidente Baldi – tra guerre, tensioni internazionali, dazi, aumento dei costi delle materie prime, aggiungere ulteriore incertezza normativa è un errore grave. Le imprese hanno bisogno di certezze per programmare il lavoro quotidiano, non di regole che cambiano in corsa. Difendere queste aziende significa difendere l’economia reale del nostro territorio”.



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