Transizione 5.0 e iperammortamento 2026: servono regole stabili e chiarimenti immediati
L'intervento di Confartigianato evita tagli drastici agli incentivi e riapre le opportunità per le imprese. "Servono certezze operative per non bloccare nuovi investimenti"
Dopo le forti pressioni del sistema produttivo e dell’attività sindacale di Confartigianato, il Governo ha rivisto una norma che avrebbe penalizzato investimenti già effettuati. Per gli esodati della Transizione 5.0 il credito sale all’89,77% dell’importo spettante, con risorse aggiuntive per la componente di autoproduzione energetica, mentre per l’iperammortamento 2026 cade il vincolo del “Made in Ue” sui macchinari. Resta però aperto un nodo decisivo sulla concreta fruizione del credito residuo e si attende entro i primi dieci giorni di maggio il decreto attuativo del nuovo iperammortamento.
Si chiude con un risultato importante, anche se non ancora completo sul piano applicativo, la vicenda degli “esodati” della Transizione 5.0, vale a dire quelle imprese rimaste escluse dal pieno accesso all’agevolazione pur avendo correttamente presentato le comunicazioni e ottenuto il riscontro tecnico positivo del GSE.
Il decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42 ha infatti corretto dopo pochi giorni il precedente impianto, riconoscendo per il 2026 un contributo sotto forma di credito d’imposta pari all’89,77% dell’ammontare originariamente richiesto per gli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0 e per la formazione, entro un limite di spesa di oltre 1,3 miliardi di euro.
Il punto politico e sindacale da cui partire resta però uno: non si possono cambiare le regole dopo che le imprese hanno già programmato, avviato o addirittura completato gli investimenti. È esattamente questo il terreno sul quale Confartigianato è intervenuta con forza, denunciando pubblicamente il carattere inaccettabile della stretta contenuta nel decreto fiscale di fine marzo, che scaricava sulle aziende il costo dell’incertezza normativa e incrinava il rapporto di fiducia tra Stato e sistema produttivo. Confartigianato Arezzo aveva parlato senza ambiguità di scelta grave, evidenziando come il cambio di rotta arrivasse quando gli investimenti erano già stati decisi o avviati.
La mobilitazione sindacale non è stata dunque formale, ma sostanziale. L’assetto normativo precedente il decreto citato prevedeva infatti, nel limite di 537 milioni di euro, un contributo pari appena al 35% del credito richiesto; in termini concreti, come è stato evidenziato anche nel materiale di approfondimento già predisposto su questa vicenda, ciò avrebbe portato in molti casi il beneficio effettivo a livelli del 15,75% o addirittura del 12,25%, quindi ben al di sotto delle attese maturate dalle imprese e comunque inferiore alla soglia del 20% garantita da Transizione 4.0. È anche per evitare un danno di questa portata che Confartigianato ha chiesto con determinazione la correzione della norma.
La correzione arrivata in questi giorni non ripristina formalmente il 100% della misura per la componente beni strumentali ma riporta il credito a una soglia molto vicina a quella piena, cioè l’89,77%, e soprattutto evita che migliaia di investimenti restino schiacciati da una decurtazione insostenibile. Sul piano politico questo risultato conferma che la pressione esercitata dal sistema delle rappresentanze, tra cui Confartigianato, è stata decisiva per riportare il Governo su una linea più coerente con gli impegni assunti verso il mondo produttivo.
Il nuovo intervento ha previsto inoltre risorse aggiuntive per la componente energetica dei progetti 5.0. In particolare, per gli investimenti in autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, compresi i sistemi di accumulo e le certificazioni tecniche connesse al rispetto del principio DNSH, sono stati previsti contributi dedicati con stanziamenti distribuiti tra il 2026 e il 2028. Nel quadro illustrato dal Governo e richiamato anche nei materiali di approfondimento già circolati nel sistema associativo, questo intervento punta alla copertura integrale della parte relativa a FER e certificazioni, correggendo una delle criticità più contestate della precedente disciplina.
Resta tuttavia un elemento di dubbio sul quale sarà necessario chiedere una precisazione puntuale al Governo nella direzione che qui viene auspicata. Dalla relazione tecnica al decreto emerge infatti che il credito riconosciuto agli esodati è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante modello F24 entro il 31 dicembre 2026. Nella disciplina originaria della Transizione 5.0, invece, l’ammontare non ancora utilizzato alla scadenza veniva espressamente riportato in avanti e fruito in cinque quote annuali di pari importo. Oggi questo meccanismo di riporto non risulta richiamato con la stessa chiarezza per gli esodati, e si apre quindi un dubbio interpretativo rilevantissimo: occorre capire che il credito debba essere obbligatoriamente assorbito entro un solo anno, con il rischio di perdere l’eventuale residuo non compensato. Per molte imprese questo non è un tecnicismo, ma un tema centrale di liquidità e di effettiva fruibilità dell’incentivo.
Ed è proprio su questo aspetto che proseguirà l’azione sindacale: Confartigianato ha proposto un emendamento da presentare in fase di conversione del richiamato D.L. 42 che possa consentire l’utilizzo dei crediti residui al 31/12/2026 per l’intero 2027 per evitare che le imprese di minori dimensioni che hanno effettuato investimenti consistenti, possano essere danneggiate da un periodo temporale di utilizzo molto contenuto.
Sul fronte dell’iperammortamento 2026, il risultato ottenuto è altrettanto significativo. L’articolo 7 del decreto-legge n. 38 del 27 marzo 2026 ha infatti rimosso il requisito che subordinava l’agevolazione alla provenienza dei beni strumentali da Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. In questo modo tornano ad essere ammissibili anche i macchinari prodotti al di fuori di quell’area geografica, e la modifica si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026. Si tratta di una correzione importante, perché elimina una restrizione che rischiava di comprimere artificialmente le scelte di investimento delle imprese e di penalizzarne la competitività.
Resta adesso il nodo del decreto attuativo, cioè delle norme tecniche applicative indispensabili per rendere concretamente accessibile il nuovo iperammortamento. Il dossier parlamentare sulla legge di bilancio ricorda che la misura rinvia a un decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il MEF, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. Dopo il confronto del 1° aprile con il Governo, è stato poi riferito che il provvedimento attuativo dovrebbe essere approvato rapidamente e potrebbe diventare operativo nei primi dieci giorni di maggio. È un passaggio essenziale, perché senza regole tecniche certe e tempestive anche una buona correzione normativa rischia di restare sospesa e di rallentare nuove decisioni di investimento.
La lezione che arriva da questa vicenda è chiara. La politica industriale può funzionare solo se è credibile, coerente e rispettosa dell’affidamento delle imprese. La revisione della disciplina sugli esodati della Transizione 5.0 e la rimozione del vincolo “Made in Ue” per l’iperammortamento 2026 vanno nella direzione giusta, ma confermano anche quanto sia necessario evitare correzioni tardive, oscillazioni legislative e incertezze interpretative.
Le imprese non chiedono privilegi: chiedono regole chiare e stabili, tempi certi e strumenti realmente fruibili.
È su questo che Confartigianato continuerà a mantenere alta l’attenzione, perché la transizione digitale ed energetica può diventare una leva di crescita soltanto se lo Stato si dimostra un partner affidabile e non una controparte imprevedibile.


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