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Crisi del settore orafo, Confartigianato incontrerà il Ministro Urso il prossimo 20 aprile

Parrini (Confartigianato Orafi): “Imprese demoralizzate e mercati bloccati. A Roma porteremo il grido d’allarme del distretto”


Forte preoccupazione, ma anche la volontà di reagire. È questo il sentimento che emerge dal Consiglio direttivo dell’Associazione nazionale orafi di Confartigianato, riunitosi nei giorni scorsi. Al centro dell’incontro, un’analisi approfondita della congiuntura del settore orafo e degli strumenti di sostegno disponibili per le imprese artigiane.

Proprio per portare all’attenzione del Governo le istanze del comparto, Confartigianato Orafi incontrerà lunedì 20 aprile il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto dedicato alla crisi del settore.

Il presidente nazionale Luca Parrini richiama l’attenzione su un quadro estremamente critico, sottolineando la necessità di un intervento immediato del Governo con misure straordinarie a sostegno dell’occupazione. “La grande maggioranza delle imprese del distretto orafo di Arezzo e degli altri distretti italiani sta attraversando una fase di grave difficoltà – evidenzia Parrini– a causa della forte contrazione degli scambi internazionali. Una dinamica aggravata dall’impennata e dalla volatilità delle quotazioni dei metalli preziosi, legate alle tensioni geopolitiche intensificatesi dall’aprile 2025 con l’introduzione dei dazi statunitensi e ulteriormente peggiorate nelle ultime settimane dai conflitti in Iran e Libano”.

Intanto, alcuni artigiani confermano la difficoltà del momento. “È una delle situazioni più gravi degli ultimi decenni – racconta Riccardo Giovannini, titolare di un’azienda con 20 dipendenti – siamo in stallo e demoralizzati, ma non per questo rinunciamo a reagire. Dobbiamo sfruttare questo rallentamento per rivedere i processi e farci trovare pronti, anche se non sappiamo quando il mercato potrà riprendersi”. In un contesto in cui la domanda può cambiare rapidamente, la parola d’ordine è non restare immobili: “Ci sono aspetti che nei momenti di picco sarebbero rimasti trascurati: oggi è il momento di aggiornarli”.

Ancora più complessa la situazione per le piccole realtà sotto i dieci dipendenti. Alcune hanno attivato la cassa integrazione già dallo scorso ottobre, a causa delle turbolenze del mercato e delle tensioni internazionali. “Lavoriamo a settimane o addirittura a giornate – spiegano alcuni artigiani – solo lo scorso mese abbiamo utilizzato circa 13 giorni di cassa integrazione“. Per reagire, alcune aziende hanno avviato nuove produzioni in metalli non preziosi  come il bronzo o l’ottone, e intensificato il contatto diretto con i clienti: “Non abbiamo ancora riscontri, ma stiamo provando a diversificare”.

Altri imprenditori spiegano che dal 18 marzo le aziende sono state costrette ad attivare la cassa integrazione per l’intera settimana, con un giorno di lavoro a settimana. In alcuni casi si assiste ad una cassa integrazione verticale, con l’80% dei dipendenti coinvolti.

“Oltre al congelamento degli ordinativi da parte dei buyer internazionali, causato dalle oscillazioni dei prezzi dei metalli preziosi – sottolinea il coordinatore della Federazione Orafi, Paolo Frusone – vanno considerati anche gli effetti negativi prodotti dall’aumento del prezzo dell’oro sugli acquisti dei consumatori. Secondo i dati forniti dal World Gold Council, nel corso del 2025 l’aumento delle quotazioni dell’oro, che ha sperimentato una crescita di circa 37 punti percentuali rispetto al 2024, ha determinato una riduzione mondiale dei consumi di oreficeria del -18%. Nonostante il contesto critico, il settore non rinuncia a guardare avanti. Molte imprese hanno confermato la partecipazione a OroArezzo, nella speranza di intercettare nuove opportunità. Anche in un momento così difficile partecipare alla manifestazione rappresenta un investimento e un modo per reagire e provare a ripartire”.

L’incontro del 20 aprile rappresenta ora un passaggio cruciale per richiedere un intervento straordinario a sostegno di un comparto strategico del Made in Italy, per salvaguardare imprese, occupazione e competenze.



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