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Confartigianato Orafi a VicenzaOro 2026, il gioiello italiano a confronto con i mercati internazionali

Dal 16 al 20 gennaio la 72ª edizione della fiera. Parrini: "Oltre 100 imprese associate per misurare la tenuta del settore in uno scenario economico complesso”


Si svolgerà a Vicenza dal 16 al 20 Gennaio la più importante fiera italiana ed europea per il settore gioielleria e oreficeria.

Giunta alla sua 72esima edizione, VicenzaOro ha registrato la domanda di partecipazione di circa 1.300 espositori di cui oltre 700 imprese del gioiello made in Italy. Gli altri 600 operatori provengono da 35 diversi paesi del mondo, con le maggiori presenze da Turchia, Hong Kong, Thailandia, Germania, Belgio, Spagna e India. I buyers ospitati saranno oltre 550 da 65 paesi esteri, grazie alla collaborazione con l’Agenzia ICE ed il Ministero degli Affari Esteri.

“VicenzaOro – dichiara il Presidente di Confartigianato Orafi, Luca Parrinirappresenta un appuntamento imprescindibile per le imprese del distretto di Arezzo. Buona parte della loro produzione viene infatti programmata sulla base degli ordinativi raccolti nelle contrattazioni con gli operatori commerciali durante la manifestazione fieristica”.

Saranno circa 200 le imprese provenienti dal distretto orafo di Arezzo – spiega Parrini – che prenderanno parte alla kermesse vicentina. Oltre 100 le imprese associate a Confartigianato che saranno presenti alla fiera nei loro stand aziendali e nelle collettive di Confartigianato Arezzo e Confartigianato Vicenza. Lo scenario economico che ci troviamo di fronte alla vigilia della fiera ci obbliga, tuttavia, ad essere particolarmente prudenti – continua il Presidente di Confartigianato Orafi. L’incertezza sui mercati internazionali legata alle politiche commerciali degli Stati Uniti ed all’inasprirsi delle tensioni geopolitiche causate dai conflitti bellici in Ucraina ed in Palestina si è tradotta nel corso del 2025 e nei primi giorni del 2026 in un forte aumento delle quotazioni dei metalli preziosi che, con le loro oscillazioni repentine, hanno spinto molti operatori commerciali a limitare gli acquisti e ad operare una ulteriore stretta sulle scorte di magazzino. Di conseguenza molte nostre imprese orafe hanno assistito ad una sensibile contrazione degli ordinativi ricevuti dai loro clienti ed hanno dovuto far ricorso nei mesi scorsi alla cassa integrazione”.

“Secondo i dati del World Gold Council – dichiara il coordinatore della Federazione Orafi di Confartigianato, Paolo Frusone – i consumi mondiali di oreficeria nei primi 9 mesi del 2025 si sono ridotti in termini di volumi fisici di circa 18 punti percentuali. In base ai dati comunicati dall’ISTAT, nello stesso periodo, l’export italiano di settore, misurato in termini monetari, ha visto una flessione di quasi 15 punti percentuali. Tale contrazione appare ancora più rilevante se consideriamo l’aumento di oltre il 35% delle quotazioni del metallo prezioso registrato nei primi 9 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Per quanto riguarda l’export del distretto di Arezzo – continua Paolo Frusone – l’ISTAT ha registrato un calo di quasi 32 punti percentuali. Tale flessione appare tuttavia riconducibile quasi completamente al forte calo dell’export aretino verso la Turchia (-53% rispetto ai primi 9 mesi del 2024).  In conseguenza del dazio introdotto dal governo di Ankara nel 2025 sulle importazioni di oreficeria è pertanto destinato a ridimensionarsi il volume degli acquisti dall’Italia cominciato nel 2024, per aggirare la tassa governativa sull’acquisto di metallo puro”.

Nel corso del 2025 le vendite di oreficeria aretina verso gli Emirati Arabi Uniti, il nostro tradizionale mercato di sbocco, sono cresciute di quasi 11 punti percentuali. Il calo dell’export verso gli Stati Uniti (-16%) sembra invece almeno in parte compensato dal forte aumento delle nostre vendite di oreficeria verso Panama (+25%) e soprattutto verso il Canada (+59%). Si riduce anche l’export aretino verso l’hub commerciale di Hong Kong (-5%).

In aumento anche le esportazioni aretine verso i principali paesi europei. Al riparo dalla tempesta dei dazi, gli acquisti sul mercato comune europeo appaiono in crescita (Francia +8%, Spagna +10,5%, Germania +14%). Significativo, in particolare, l’aumento del nostro export verso la Polonia (+36,5%).



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