“Semplifichiamo le procedure fiscali per rilanciare le Pmi aretine”

7 Novembre 2018

Partiamo dalle risposte: “Decisiva e fondamentale è la semplificazione delle procedure fiscali, che, al pari di una tassazione equa, deve rappresentare un obiettivo prioritario”. Sono parole del presidente di Confartigianato Arezzo, Ferrer Vannetti, a seguito di un’analisi della situazione finanziaria delle piccole e medie imprese effettuata da Centro studi di Confartigianato.

In questo delicato frangente dell’economia, nella fase di realizzazione della legge di bilancio, lo stesso Vannetti, che parla tenendo presente la delicata fase economica della nostra provincia, afferma: “La proposta di legge presenta misure significative e condivisibili ma che rischiano di rimanere frammentarie se non inserite in un quadro generale di riforma. Occorre, secondo noi, un ripensamento complessivo del sistema, perché diventi più semplice, più stabile e non vi sia possibile introdurre norme retroattive, permettendo così alle imprese di compiere una pianificazione fiscale di lungo periodo, fatto assolutamente fondamentale per imprese molto spesso vocate all’export come quelle aretine”.

Ma a cosa si riferisce Vannetti? Proprio ai dati presenti nell’analisi di Confartigianato, secondo la quale l’aumento dello spread determina una crescita del costo dei prestiti alle imprese e gli effetti restrittivi sono amplificati per le piccole imprese: allo spread rispetto ai competitor europei si aggiunge lo spread di 300 punti base rispetto alle aziende medio grandi. Tanto che il tasso interesse effettivo su finanziamento per cassa è del 6,77% piccole imprese a fronte del 3,77% delle medio-grandi.

Inoltre gli effetti di un credit crunch aggraverebbe il calo dei prestiti in essere per le piccole imprese: come segnalato da Bankitalia i  prestiti alle società non finanziarie ad agosto 2018 sono aumentati dell’1,2%, con spunti positivi per manifatturiero (+3,3%) e servizi (1,8%) mentre è “proseguita la riduzione dei prestiti alle imprese di costruzione (-2,5 per cento), e alle società di piccole dimensioni.

Per inquadrare meglio il problema va aggiunto che ad un più alto debito pubblico corrisponde una più alta spesa per interessi: nel confronto internazionale le ultime previsioni della Commissione Europea del 3 maggio 2018, l’incidenza del 3,6% relativa al 2018 colloca l’Italia al 1° posto tra i 28 Paesi Ue per peso degli interessi sul debito. Ciò riduce la redditività degli asset e aumenta il costo della raccolta.

“Ecco allora che il maggiore costo del credito  - insiste Vannetti - e la riduzione dei prestiti bancari influenzano le decisioni di investimento delle nostre imprese, compromettendo le prospettive di crescita e dell’accumulazione di capitale. Le conseguenze sono gravissime: le tensioni sul mercato del credito potrebbero comprimere la propensione ad investire delle imprese e delle famiglie e in questo caso, per garantire il tasso di crescita degli investimenti programmato, andrebbe riequilibrato il mix di interventi tra spesa corrente – sbilanciata sulla spesa per assistenza – e spesa per investimenti”.

“Come rappresentanti delle Pmi sollecitiamo, quindi – afferma il presidente di Confartigianato -  l’eliminazione definitiva del ribaltamento degli oneri dei controlli dall’amministrazione alle imprese. E invitiamo a cogliere l’occasione della prossima entrata in vigore della fatturazione elettronica per abrogare lo split payment, il reverse charge, l’obbligo di comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva e la ritenuta dell’otto per cento sui bonifici relativi a spese che danno diritto a detrazioni d’imposta”.

 

 

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