Rischio di crisi da Corona-virus per il distretto tessile del Valdarno aretino

24 Febbraio 2020

 

Poco meno di 2.000 aziende artigiane. Circa 14.000 addetti. Un distretto, quello del tessile e abbigliamento del Valdarno aretino che, tra aziende specializzate nel settore e quelle dedicate all’indotto, è tra i più importanti in Italia.

E quindi è tra i più a rischio di contagio da Corona-virus. Non certo per un problema medicale, “ma – come spiega il responsabile dell’area Valdarno di Confartigianato Arezzo, Maurizio Baldi – per il progressivo blocco dei mercati sia in entrata che in uscita”.

Lo scenario è più che preoccupante, anzi, è ai limiti del drammatico, perché: “Noi siamo un distretto – spiega ancora Baldi -  che opera nella manifattura: di fatto noi importiamo gran parte della materia prima da lavorare e poi la riesportiamo lavorata con la grandissima qualità del made in Italy. Quindi in questo periodo sta diventano sempre più difficile non solo l’esportazione dei nostri prodotti, soprattutto verso tutta l’area, importantissima, del Sud-est asiatico, ma anche, a causa del complessivo blocco dei mercati, l’approvvigionamento dei materiali da lavorazione”.

“Non solo: all’impatto negativo diretto - commenta il rappresentante artigiano -  dovuto agli scambi in calo con il gigante asiatico, si somma quello indiretto legato al rallentamento dell’economia mondiale. Si fanno meno affari con la Cina ma si fanno meno affari anche con quei Paesi le cui economie vengono colpite dall’effetto virus. La misura del danno dipenderà ovviamente anche da quanto tempo ci vorrà per tornare a una situazione normale”.

“Non c’è ovviamente solo il tessile e la modo in difficoltà, sono diversi i settori produttivi e dei servizi che – approfondisce Baldi -  rischiano di subire un impatto pesante. Ma proprio a partire dal pianeta moda, tessile, abbigliamento e calzature del Valdarno: se il blocco del mercato in Cina dovesse prolungarsi fino a marzo o aprile le conseguenze per la moda saranno molto, molto pesanti”.

C’è da tenere poi presente che le stime di crescita per l’anno in corso erano già piuttosto deboli, visto che l’economia della Toscana avrebbe dovuto crescere solo dello 0,3%: “Ora la mazzata del coronavirus peggiora la situazione – conclude Baldi -  e molte imprese dei nostri distretti più impegnate sui mercati internazionali come appunto tessile e moda, rischiano di pagare un costo pesante dovuto progressivo, devastante diffondersi del virus a livello globale”.

 

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