Confartigianato: luci ed ombre sul decreto Crescita

7 Giugno 2019


“Il Decreto Crescita contiene norme eterogenee, alcune sono certamente positive mentre su altre Confartigianato manifesta le sue riserve tanto da aver presentato anche un emendamento a livello nazionale volto alla loro modifica. In generale con questo Decreto, così come è, non si coglie in pieno l’esigenza delle imprese di un piano organico di misure e riforme finalizzato al rilancio dello sviluppo economico”.

E’ il giudizio dei presidenti provinciali delle Federazioni Impianti, Edilizia e Legno di Confartigianato Arezzo. Luca Baglioni, Giordano Cerofolini e Leonardo Fabbroni, che apprezzano alcune misure, ma nutrono perplessità in particolare sull'articolo 10 del Decreto Crescita, che avrebbe ricadute non positive proprio sulle piccole imprese e gli artigiani di questi comparti.

“Tra le misure certamente positive del Decreto Crescita, che è già in vigore dal primo maggio scorso – spiegano i presidenti delle tre federazioni – ci sono quelle per il sostegno agli investimenti in beni strumentali, come il super-ammortamento, e la semplificazione operativa e il potenziamento della Legge Sabatini. Bene anche l'innalzamento progressivo della deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali e certamente è positivo il mantenimento dei bonus sulle ristrutturazioni edilizie, quello sull'efficientamento energetico e antisismico e sull'acquisto di mobili e arredi per la casa, nonché il giardinaggio, attraverso il meccanismo delle detrazioni fiscali. Il meccanismo è collaudato – continuano Baglioni, Cerofolini e Fabbroni – e consente un bel risparmio fiscale all'acquirente, che può scaricare dalle tasse e quindi recuperare il 50% o anche il 65%, a seconda della tipologia di acquisto o di lavoro eseguito"

“Ma a questo meccanismo – continuano i tre presidenti di Federazione – l'articolo 10 del Decreto Crescita ne aggiunge un altro, che permette al cliente finale un vantaggio immediato, ma rischia di mettere in seria difficoltà proprio le piccole o piccolissime imprese artigiane. E qui i nodi vengono al pettine – spiegano ancora Baglioni, Cerofolini e Fabbroni – sia perché il Decreto limita questa possibilità solo ad acquisti o lavori di riqualificazione energetica e antisismica con la conseguenza che si generano incertezze sulla sua applicabilità, sia perché in definitiva si tradurrebbe in un boomerang per i piccoli, mentre favorirebbe aziende strutturate come le multy-utilities”.

“E come fa un piccolo artigiano – osservano i tre rappresentanti di Confartigianato - se non riscuote il lavoro fatto, ma solo la metà, a pagare i dipendenti e i materiali? Mica può dire ai suoi fornitori o ai dipendenti vi pago in 5 anni, quando recupero il credito di imposta. E poi – sottolineano ancora – pensiamo a cosa può accadere in caso di appalti di lavori, specie dove questi sono più consistenti, dove l'azienda vincitrice subappalta poi ai piccoli artigiani. Questi ultimi rischiano di ritrovarsi stritolati nel meccanismo, con conseguenze che si possono immaginare.”

L'auspicio è che venga recepito l'emendamento presentato da Confartigianato a livello nazionale per evitare che una norma nata per incentivare la ripresa, sopratutto in alcuni settori, come quello dell'edilizia, degli impianti e dell'arredo, che hanno subito e subiscono ancora pesantemente gli effetti della crisi e della contrazione di mercato, si traduca in un boomerang per gli artigiani e le piccole imprese di questi settori. Ma intanto i tre presidenti di Federazione rivolgono un invito agli artigiani e piccole imprese.

“E' bene – concludono – che nel caso in cui venga richiesta l'applicazione di questo articolo 10, gli imprenditori si rivolgano a Confartigianato, sia per avere chiarimenti sull'applicabilità della norma, sia per evitare di ritrovarsi invischiati in un meccanismo che può mettere nei guai seri tante piccole imprese.”

 

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